Al mattino, quando usciamo poco dopo le 2, la luna splende, ma il vento non è cessato e tutt’intorno ci sono nubi.
Iniziamo a salire la via normale del Tasch, che percorre la cresta sud est.
L’aspetto non è dei più confortanti per via di tutti i blocchi di roccia appoggiati uno sopra l’altro che pare crollino da un momento all’altro.
Seguendo gli ometti e facendo molta attenzione ai segni dei ramponi però si riescono a individuare i tratti con la roccia migliore.
La prima parte, quella rocciosa, l’abbiamo scalata velocemente senza ramponi.
Poi è iniziato l’incubo della neve fradicia da attraversare lungo una affilata cresta con grandi cornici.
Valutando sempre con massima attenzione il miglior punto per la progressione, superiamo anche questa parte molto delicata fino ad arrivare alla lunga cresta rocciosa finale che troviamo coperta di neve e verglass.
Il cielo nel frattempo si è chiuso.



La visibilità è calata a poche decine di metri e il vento a tratti forte alza la neve e ce la sbatte in faccia.
La salita al Taschhorn ci sembra non finire mai, quando dalle nubi vedo sbucare la croce di vetta poco davanti a noi 4491m.